Il diritto alla felicitàposted: 28/7/2014 at 14:14:15
(raccontato da Michele Del Gaudio)
La Voce Sociale 28 luglio 2014
Cari lettori, vi proponiamo una bella riflessione sul diritto alla felicità che ci è stata fatta pervenire dal dottor Michele Del Gaudio, parlamentare e magistrato emerito, scrittore e saggista che abbiamo il privilegio di annoverare tra i nostri affezionali lettori.

Che bello svegliarsi in una giornata di sole, fare la colazione che ci piace, recarci al lavoro che ci appassiona, trovare la sera una famiglia serena, addormentarsi appagato accanto al partner che amiamo. Tutti vorremmo vivere così. Tutti aspiriamo alla felicità. Ma cos’è? Fin dall’antichità ha costituito oggetto di riflessione, come nella ragionata ed introspettiva Lettera di Epicuro. È però il 4 luglio 1776 il giorno in cui il concetto assume rilievo giuridico. Nella dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, parte integrante della Costituzione, vengono sacralizzate alcune verità ritenute evidenti: gli uomini sono uguali e dotati di diritti inalienabili, fra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità. Allora i cittadini americani hanno il diritto alla felicità? Beh, non proprio, apparentemente hanno il diritto di perseguirla non di conseguirla. A parte le analisi dei giuristi, ne offre una versione stimolante il film di Gabriele Muccino. Il certificato di nascita degli Usa precisa che le autorità devono apportare sicurezza e felicità. È una legittimazione significativa non solo al cercare ma anche all’essere felici. E la Costituzione italiana? Se ci impegoliamo negli articoli che disciplinano le istituzioni, ne ricaviamo solo noia e stanchezza non solo oculare. Se invece molliamo l’ingegneria e naufraghiamo nel cuore… Papa Giovanni XXIII se ne intendeva! Quando a Santo Stefano del 1958 incontrò i carcerati di Regina Coeli, li salutò dicendo: “Sono venuto, ho messo i miei occhi nei vostri occhi, il mio cuore nel vostro cuore!”… Se vogliamo davvero conoscere la Costituzione, dobbiamo aprire il nostro cuore e intrufolarlo nel suo. Io me ne sono innamorato perché mette al centro la persona! Non l’uomo, o la donna, ma la persona, che li accoglie insieme contemporaneamente e ne costituisce l’espressione unitaria.
La persona viene prima di tutto! Dello Stato, della legge, del parlamento, dei giudici, dei poliziotti… di tutti! Ha ovviamente il diritto alla vita, fisica e spirituale, ma anche al suo pieno sviluppo. Infatti l’articolo 3 non solo prevede l’eguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, ma affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono appunto il pieno sviluppo, cioè la loro felicità. Quindi ne riconosce il diritto, al pari di quella statunitense, non affermandolo esplicitamente ma assegnando allo Stato la funzione di eliminare ogni difficoltà. Non sono ciance! C’è scritto! Abbiamo il diritto di raggiungere il nostro principale obiettivo! Ma cosa ci rende felici?… Fermiamoci un istante nell’era tecnologica che ci succhia il tempo… non avere urgenze, per esempio; stare bene, mangiare, bere, vestirci, lavorare, riposarci, essere liberi. Immaginiamo poi di beccarci una polmonite ed essere rifiutati dall’ospedale perché non abbiamo soldi, oppure di passeggiare per rilassarci ed incrociare un vigile che ci imponga di tornare a casa perché un regolamento vieta di uscire: la nostra esistenza ne sarebbe sconvolta! Invece possiamo essere curati gratis e muoverci senza limitazioni. Ci è consentito anche di divertirci, fare sport, goderci un paesaggio, l’aria pulita, viaggiare, leggere una poesia, un romanzo, vedere un film… ed ancora, essere rispettati così come siamo, pregare in chiesa o in sinagoga o in moschea, stare in pace, informarci, dire la nostra, partecipare alle scelte collettive… dal condominio alla nazione… amare ed essere amati, aiutare ed essere aiutati, avere figli… assaporare la freschezza del loro zampillare per casa e poi del loro arrampicarsi fino alla cima… oppure dedicarci alla carriera, ad una attività, un’impresa…
Ma di che parli, mi direte? Dov’è finita la Costituzione? E cosa demolisce la felicità? Se non andassimo di fretta anche quando non abbiamo fretta, individueremmo i comportamenti positivi e negativi. E se fossimo intelligenti, attiveremmo i primi e disattiveremmo i secondi. A me, tanto per, secca osservare leggi superflue, assurde, ingiuste. Proprio tu che sei un leguleio? Già vi sento starnazzare. Sì, perché non sono un ottuso operatore del diritto. Legalità non significa pigra applicazione delle leggi, altrimenti saremmo sul binario morto, ma rispettarle criticamente, per illuminarne il contenuto e dipingerlo di giustizia. Qualora ne eruttino scarabocchi lavici iniqui, occorre impegnasi per cancellarli ed armarsi di pennello e tempere, perché la legalità non è sempre la giusta, è solo il massimo di giustizia che un popolo ha raggiunto in una determinata epoca. La stazione è la giustizia, la legalità solo il treno! O abbiamo dimenticato che fino a metà Novecento era legale che le donne non votassero anche se violentemente ingiusto! E, a proposito di regole, mi intristisce anche il martellare bambini e adolescenti con obblighi e sanzioni, quasi fossimo in un’agenzia turistica con il pacchetto tutto compreso da prendere o lasciare. Secondo me, bisogna prima far gustare il cibo e poi consigliare di non esagerare, pena l’indigestione che vomita lo stomaco intero: partire dai diritti, per farne assimilare il gusto, e solo dopo affrontare i doveri. I teenager li accoglierebbero come parte del tutto, già consapevoli che i doveri degli altri preservano i loro diritti, ne costituiscono un vagone senza cui anche i diritti svanirebbero in una palude mortifera, ove, anche chi vince, perde. Purtroppo a volte vogliamo essere infelici noi! Come quando diventiamo falsi per paura di essere veri: ci spogliamo di noi e indossiamo abiti che altri ci hanno cucito addosso; e, non per un’ora o un giorno, ma in ogni istante, tanto da imprigionare chi siamo nel vortice multicolore dei personaggi che siamo chiamati ad interpretare. È l’ipocrisia ad azionare lo scambio verso nevrosi, psicosi… una insoddisfazione indolente che demotiva la gioia di vivere… verso modi di pensare ed agire che strangolano il diritto alla nostra specificità, ad indossare sandali o mocassini, ad emozionarci come ci pare, ad articolare idee, progetti, anche bizzarri, che però ci identificano come entità psicofisica irripetibile nella storia del mondo! La tesi è corroborata da un recente orientamento antropologico, secondo cui l’essere umano è programmato per più di cento anni.
Non ci arriva per vicende esterne, come un incidente, od anche interne, in contrasto con le naturali inclinazioni, come appunto il tragico gioco delle maschere e l’ira che incendia il cervello. L’autenticità evita deviazioni pericolose, conduce alla felicità e alla longevità. Ne sono vetture l’allegria, il piacere, i sentimenti, gli ideali, l’impegno sociale, politico, lo stare e costruire insieme: si gioisce meglio insieme, si soffre, si decide, si realizza meglio. Il motore è passare dall’io al noi: se riusciamo ad essere noi, abbiamo maggiori probabilità di essere felici; se restiamo io, le possibilità si dissolvono. Noi siamo felici! Io sono infelice! Ed in questo percorso la legalità gioca il suo ruolo. Alcuni studi dimostrano che le comunità con elevato tasso di legalità hanno anche un alto livello di felicità! Il fenomeno è anche inverso: chi è felice non fa del male; lo fa chi è infelice: più sono le persone felici più la società è legale, fino a divenire giusta. E la Costituzione, dov’è? Hai narrato un mondo magico, di norme giuridiche nemmeno l’ombra! E invece vi ho raccontato proprio la Costituzione! Ne ho parlato senza parlarne, perché è dentro di noi! Ho svelato senza paroloni gli articoli 1, 2, 3, 4, 7, 8, 9, 11, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 37, 41, 42, 47, 48, 49, 51, 53, 54, 71, 75, 97, 98, 101, 102, 103,104, 107, 111, 112, 113, 119. Il 4 è il diritto al lavoro, il 9 all’ambiente, il 16 a viaggiare, il 29 alla famiglia, il 32 alla salute… non solo a quanta ce ne possiamo comprare… il 36 ad un’esistenza libera e dignitosa. Il problema è la sua parziale attuazione! Ma, se ce la mettiamo tutta, cominciando ad applicarla noi, l’istinto emulativo contagerà altri, e altri ancora, fino ad essere patrimonio comune. Il diritto alla felicità è previsto! Tocca a noi esercitarlo, attivamente e passivamente, nei confronti nostri e del prossimo: senza doveri i diritti svaniscono. Ma noi, noi noi, adesso siamo felici? Ai viventi l’ardua sentenza! Io sì! Anche se quelli che hanno autorità, pubblica o privata, creano ostacoli di ogni genere con una costanza certosina.
Mi serve un alloggio più ampio e i prezzi sono stellari, me ne sto nel guscio domestico e mi assale una tassa, vado in banca e mi prosciugano i risparmi, voglio lavorare e me lo negano, voglio almeno deliberare qualcosa, anche minuscola, ma imperversano gli onnipotenti mercati finanziari… I momenti di sconforto, sofferenza, anche disperazione, mi hanno scorticato l’anima, ma mi ha sempre sostenuto la convinzione che ad ogni fase sfavorevole sarebbe seguita una favorevole e poi i periodi felici sono talmente intensi da superare ogni avversità. Soprattutto adesso che alla felicità diretta si è aggiunta quella indiretta: la provo nell’osservare mio figlio felice e supera ogni forma di felicità solo mia. Bah, forse ho detto un cumulo di sciocchezze! Scusate, ma ci credo. E comunque, grazie, Costituzione!


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