Una storia di coraggioposted: 14/11/2015 at 12:17:46
Beatrice Federico Pastore
http://lostrappoonline.liceopitagoracroce.gov.it
di Mariapia Vitiello IV A linguistico 13 novembre 2015
Martedì 10 novembre presso il secondo circolo didattico “Giancarlo Siani” alcuni studenti delle scuole torresi si sono incontrati per ribadire ancora una volta che di camorra non si vive. A presiedere l’incontro, il giudice Michele del Gaudio, che è anche il referente per il nostro territorio dell’Associazione “Libera,nomi e numeri contro le mafie”.
La partecipazione di Beatrice Federico Pastor ha reso il tutto ancor più emozionante. Una storia fatta di coraggio: è questo ciò che è emerso dalle parole della donna che afferma di aver trovato, proprio grazie ai ragazzi, la forza di raccontare ciò che 19 anni fa (era il 23 novembre del 1996) ha sconvolto la sua famiglia.
Tutto è partito da una lettera che un gruppo di alunni dell’Istituto comprensivo cittadino “G.Parini” le ha indirizzato.
Raffaele era un commerciante onesto: il pizzo non lo aveva mai pagato! Nel 1996,però, era normale per le organizzazioni criminali chiedere una somma di denaro che servisse a sostenere le loro famiglie. Famiglie di uomini, di camorristi, che avevano preferito il denaro sporco ad un lavoro dignitoso.
L’istinto di una persona onesta, però, -ci ricorda Beatrice- è quello di ribellarsi a pratiche come il pizzo.
Raffaele,per molti Lello, ebbe il coraggio di denunciare e, ancor più, di testimoniare guardando negli occhi coloro i quali gli avevano illecitamente chiesto una somma elevata di denaro.Poi l’omicidio…
Una famiglia distrutta dalla mano cruenta della camorra, due figli ancora troppo piccoli per capire e una attività commerciale da portare avanti. Beatrice, lasciata sola da tutti, è davanti ad un bivio:crescere i suoi bambini e abbandonare l’attività oppure affidare i suoi figli ad altri?
La scelta sembrerebbe quasi scontata.Beatrice decise di crescere i propri figli e lavorare, seppur tra mille difficoltà.
Il suo Lello, afferma Beatrice, continua a vivere. Lei lo ricorda come il ragazzo che l’aveva fatta innamorare perdutamente, senza difetti, con il sorriso sulle labbra e sempre ben voluto da tutti. L’esecutore dell’assassinio non è stato ancora arrestato, contrariamente al mandante. Raffaele ci aveva anche provato a maneggiare un’arma, ma proprio non era nel suo stile attentare alla vita di un altro uomo!
La sua storia resterà per sempre quella di un commerciante che non ha ceduto davanti alle minacce della camorra e che, per questo, ha pagato con la vita. Raffaele non ha potuto vivere la gioia di veder crescere i suoi figli; la camorra non conosce amore! Nulla potrà rimarginare le ferite ma Beatrice,con la sua forza,ha permesso ai figli di crescere quanto più sereni possibile perchè, se la camorra uccide, la voglia di legalità restituisce il coraggio e fa sì che il ricordo di persone come Raffaele Pastore resti sempre.


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