La vita è un donoposted: 15/8/2017 at 11:52:06
Lettera a giovani, adolescenti, bambine e bambini di tutte le età
Estate 2017
Ciao, ragazze e ragazzi,
vi propongo alcune cianfrusaglie della mia mente, che potrebbero anche essere delle idiozie, quindi affilate il vostro spirito critico.
Un decennio fa ero molto triste perché ero stato fregato da alcuni individui che consideravo amici. Il tradimento, a qualsiasi età, provoca un’amarezza penetrante, ancora più acuminata se lo sgarbo proviene da persone care. Passavano le settimane e questa condizione di sconforto non mi abbandonava, anzi si acuiva. Il dolore fisico è cruento, ma quello spirituale è atroce.
Andai ad una partita di calcio in cui giocava per la prima volta da titolare un mio nipotino. Il suo esordio fu disastroso. Quando lo vidi perdere, la tenerezza superò l’affetto. Perdere poi, era solo una banale partita! Sì, ma per lui era “la partita”! Nel lasciare il campo pianse. Sarà stata la mia fragilità di quel periodo, ma, senza alcun fondamento logico, fui contagiato.
Il pianto è l’emozione che ci sfugge, si impadronisce della nostra interezza: la materia, l’alito, l’essenza, ci costringe ad essere noi. Senza maschera, senza schermo, senza ipocrisia.
Non feci una bella figura con i presenti - Un cinquantenne come me che lacrima per una gara priva d’importanza! -, però, mentre mi vergognavo del turbamento infantile non trattenuto, mi persuasi a piangere effettivamente, a essere vero.
Ragazze, ragazzi, non diventate falsi per paura di essere veri!
Perdonatemi, non spetta a me decidere per voi. Mi correggo: Se lo ritenete opportuno, valutate se privilegiare la verità sull’inganno. Comunque motivato: da una volontà ragionevole, da timori latenti, dallo sfizio del momento. La scelta è vostra, non mia, né dei vostri genitori, degli insegnanti o del parroco.
Vi sembrerà strano ma quei singhiozzi istintivi innescarono una serie di interrogativi, che step dopo step approdarono all’origine.
Se Dio o la natura, a suo tempo, mi avessero convocato per chiedermi: “Ehi, immondizia, vuoi avere una vita?... Ci sono fasi atroci e celestiali, exploit e catastrofi… Insomma, vuoi nascere o no?”.
Io avrei risposto sì senza esitazioni! E voi?
Con tutte le tragedie e le menzogne, in fondo, è una possibilità! Un dono che abbiamo ricevuto!
Se avessimo optato per il no, non lo avremmo nemmeno saputo. Ora almeno siamo consapevoli di essere reali! Non è poco!
A volte scruto l’infinito, le galassie, lontane nello spazio e nella luce, eventuali altri mondi, con abitanti come noi o a cinque non tre dimensioni, con il corpo ma senza intelligenza, con le orecchie ma senza occhi. Eppure l’universo nella sua immensità non può osservarci, non può pensarci. Noi, minuscoli e fugaci mostriciattoli, invece, possiamo addirittura contemplarlo!
Non è un’enorme ricchezza?
Per Bacco, tagliatemi le gambe, e le braccia, ma non rinuncio al cervello, ai ventricoli, alla creatività, ai sentimenti, ai valori, alla voglia di migliorarmi e migliorare questo maledetto pianeta!
La fantasia! Basta quella! Fermarsi un attimo… e popolare la nostra cameretta di creature meravigliose… la ferrovia di zombi dolcissimi… il cielo di abbracci senza fine… in cui noi abbiamo un ruolo… sì, un ruolo… magari non da protagonista ma comunque da attrici, da attori!
Fantasia è una parola magica, è come la Lampada di Aladino, ma la alimentiamo noi, senza Genio.
La mia biografia ostenta alti e bassi, come quella di tutti. Alcuni bassi hanno talmente perforato la crosta terrestre da farmi desiderare di morire. Ma non sono mai stato così stupido da attuare il progetto. E meno male! Non possiamo pretendere una seconda occasione! La vita è una! Se c’è! Poi il nulla! Salvo quella eterna, per chi ci crede.
Al limite come consolazione potremmo divenire ippopotami oppure pietre, escrementi, gocce di mare! Con il trascurabile difetto che non potremmo cambiare un’inezia, noi stessi, ma ancor peggio non sapremmo di esistere.
Oh, ragazze, ragazzi, lo terrei stretto il nostro misero organismo, non lo baratterei con nessun tesoro! Piuttosto mi impegnerei per perfezionarlo, mi sforzerei di essere felice!
Come? Innanzitutto individuerei cosa mi sta veramente a cuore e predisporrei le mie ore, i secondi, con una scala di priorità. Se mi seccasse fare sport, lo abolirei, ma, se mi piacesse, lo farei a mille! Se qualcuno mi fosse antipatico, non sarebbe essenziale frequentarlo; se invece mi fosse simpatico, allora rinuncerei a qualcosa per incontrarlo! Preferirei amicizie autentiche, coinvolgenti, con le quali non avere nessun bisogno di fingere. Assaporerei ogni bagliore della giornata con intensità, senza avere la testa altrove. Non parlerei a ruota libera, ma imparerei ad ascoltare.
E cercherei di essere pragmatico! Se quella non mi filasse, mollerei la presa! Se non avessi il talento per cantare come Lady Gaga, muterei passione. Al contrario, se ce l’avessi, ce la metterei tutta! Ma sempre senza esagerare, altrimenti mi beccherei le malattie psicosomatiche!
Un altro segreto potrebbe essere recuperare il fascino delle piccole cose. Per me non c’è una grande cosa più grande di una piccola cosa! Il sabato mi andrei a sballare! Senza farmi del male, eh! Se però non fosse ipotizzabile, mi godrei la passeggiata lungo il marciapiede con amiche ed amici, una serata in casa, a sorseggiare la famiglia, la sua delicata indulgenza… starei lì, senza fretta, solo per quello.
Potrei insistere con qualche motto: fare il bene fa bene; è bene fare del bene ma senza farsi del male; puntare al meglio, ma non crucciarsi più di tanto per quello che accade. “L'erba del vicino non è sempre più verde, ma è più verde dove si innaffia”, sostiene la scrittrice danese Marie Tourell SΦderberg. E non mi arroccherei nel vittimismo, mi rialzerei sempre e camminerei senza tentennamenti!
Oggi soffro di una dozzina di patologie, esco rarissimamente a causa di una bronchite cronica di grado severo, eppure ringrazio la mia sagoma tormentata. E come farei senza! Non potrei correre da voi, nelle scuole, per strada, nelle discoteche!
Occorrerebbe dare un senso alla nostra vita. Io sono felice perché la mia ce l’ha: quello di essere un buon padre per mio figlio Luca, che ha vent’anni e potrebbe avere ancora l’esigenza di confrontarsi con un interlocutore sincero e disinteressato, mai invadente; quello di continuare a peregrinare mano nella mano con mia moglie Maria, nonostante il “litigarello”; quello di inseguire giovani, adolescenti, bambine e bambini, magari raggiungerli, accompagnarli; quello di meditare, leggere, scrivere, denunciare, agire, lottare, per la comunità, per i diritti dei deboli; e poi quello di amare, ridere, scherzare, cantare, ballare… anche senza musica!
Con affetto e gratitudine,
michi


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