La crisi della camorraposted: 24/4/2018 at 17:58:03
di Michele Del Gaudio
I recenti episodi di violenza, gli spari al Penniniello, le bombe carta, i furti delle gomme dei suv sono sicuramente preoccupanti, ma non significano una camorra forte. Sono piuttosto la prova di una camorra debole.
La “stesa” nel rione di Torre Centrale è proprio il sintomo di una camorra in difficoltà che non controlla più neanche uno dei suoi fortini ed è costretta a intimorirne gli abitanti con gesti plateali. Le bombe dimostrano che qualche commerciante resiste, che alle estorsioni costanti e ed ineluttabili si stanno sostituendo quelle saltuarie di cento, duecento euro. Le ruote mancanti evidenziano che i camorristi sono alla frutta: per sopravvivere devono tornare all’antica e poco remunerativa sottrazione di pneumatici.
È illusorio però ritenere di averla eliminata, la camorra è solo stata ridimensionata.
L’insediamento del Gruppo dei Carabinieri, l’efficienza del Commissariato della Polizia di Stato e del Gruppo della Guardia di Finanza hanno consentito incisive operazioni a tappeto; i malviventi più pericolosi sono finiti in carcere a seguito degli ordini di cattura e delle sentenze di condanna della magistratura; la popolazione, soprattutto giovanile, ha partorito validi anticorpi nel mondo associativo.
Ma la repressione può solo tamponare un fenomeno che non è solo criminale, ma sociale, economico, politico, subculturale. Solo una robusta crescita dell’occupazione può sferrare un colpo decisivo, anche se non esaustivo.
Infatti uno studio commissionato dall’Onu ai maggiori studiosi del settore, una ventina d’anni fa, ha concluso fra l’altro che il capitalismo comporta tre conseguenze inevitabili: la disoccupazione, il consumismo, il crimine organizzato.
Sostenere che è tutta colpa delle nostre mafie, colpevoli di aver esportato una mentalità scellerata in America, nel mondo e nelle nostre regioni settentrionali, è lontano dal vero. Negli Stati Uniti l’associazione mafiosa c’era già ai tempi del Far West, al Nord Italia i Vallanzasca e i Meniero dettavano legge, le mafie russe, cinesi, giapponesi sono nate autonomamente.
Se il capitalismo non si evolve in un’ottica sempre più giusta, le mafie non saranno neutralizzate. Noi possiamo solo arginarle. C’è chi ci riesce meglio e chi non ci riesce affatto, ma la vittoria totale non la conseguirà nessuna comunità.
Quella torrese ha fatto passi da gigante, ma finché la sua maggioranza anteporrà l’interesse individuale a quello generale, esprimendo una classe politica ed economica a sua immagine, potremo avere solo un contesto ondivago, carente di soluzione definitiva.
Tocca quindi ad ognuna, ognuno di noi decidere da che parte stare, quella del regresso o del progresso spirituale e materiale, attraverso comportamenti in linea con i valori della Costituzione, ancora troppo poco attuata.
Se ancoriamo la previsione ai prossimi anni, non si può essere che pessimisti.
Se invece la apriamo ai decenni, si scorge la speranza, addirittura l’ottimismo.
La storia ci insegna che la civiltà cammina, sia pure lentamente, nonostante mafie, corruzione, ingiustizie sociali. Dipende da noi rendere più rapido il cambiamento, per poterne beneficiare direttamente o per riservarlo alle nostre figlie e ai nostri figli.



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