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Notizie del 1/2021
Rosa e Luigi vittime innocentiposted: 8/1/2021 at 12:07:02
Sicuramente Rosa e Luigi non si conoscevano ancora quel giorno.
Lei studentessa sedicenne, lui maresciallo dei Carabinieri, 41 anni.
Lei innamorata del fidanzatino, lui già sposato con Maria e padre di quattro splendide/i figlie/i.
Lei spensierata attraversava la strada, lui preoccupato si difendeva dagli spari dei malviventi.
Ma da allora si ritrovano tutte le sere a parlare dei sogni adolescenziali di Rosa e di quelli delle figlie e dei figli di Luigi… lo fanno in riva al mare… ma lì c’è il mare? c’è lo spazio? E il tempo?
ROSA VISONE e LUIGI D’ALESSIO, vittime innocenti di camorra, furono uccisi l’8 gennaio 1982.

Uno Bianca terroristaposted: 4/1/2021 at 17:18:53
Trent’anni fa, il 4 gennaio 1991 tre carabinieri di vent'anni Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini vengono trucidati da più di 200 proiettili. A Bologna! Al quartiere Pilastro! I colpevoli sono i componenti della banda della Uno Bianca, così definita perché sul luogo di ciascun delitto c’è questa auto. Dal 1987 al 1994 ne commette 103, uccidendo 24 persone, ferendone 102.
Nel 1995 la commissione parlamentare contro le stragi, di cui faccio parte, analizza a fondo l’intricato scenario in numerose sedute, in cui incalzo l’allora ministro della difesa Corcione e il capo dei servizi segreti militari Siracusa. E si avvale della consulenza del giudice Antonio Di Pietro. Quando arriva la sua nomina, il presidente Pellegrino, vedendo il mio sguardo errante, mi fa cenno verso il suo ufficio: “Lo hanno mandato san Francesco e la Madonna”. Nel nostro linguaggio “cifrato” san Francesco è l’ex presidente della Repubblica Cossiga e la Madonna è l’attuale, Scalfaro. Sembra che il secondo abbia ceduto alle pressioni del primo. Occorre tenere gli occhi ben aperti. Ed infatti la relazione di Di Pietro si schiera per la criminalità comune, con buona pace di san Francesco, che di Gladio se ne intende.
Studio a fondo e svolgo anche indagini personali. Il 21 giugno 1995, per sensibilizzare l’opinione pubblica, scrivo un articolo per Il Corriere della Sera:
“… Numerosi elementi orientano verso la matrice terroristica… gli attacchi a carabinieri e nomadi; la ferocia gratuita; la sproporzione tra mezzi e fini; la costante presenza della “firma”, la Uno bianca, e del fucile AR 70. Depongono per un coinvolgimento superiore… alcuni riferimenti ai servizi segreti, anche russi, ai trafficanti d'armi e mercurio rosso; il ruolo di un brigadiere dei carabinieri che compie ben quattro depistaggi, fa arrestare diversi innocenti, a Napoli frequenta un corso alla Base militare Nato, con annessa cellula Stay Behind (e cioè: Gladio). Né va dimenticata la strana organizzazione terroristica Falange Armata, che si dedica a telefonate di rivendicazione: su 500 ne riserva 221 alla Uno bianca. Per l’ex coordinatore dei servizi, è espressione di uomini della Sezione K, quella con licenza di uccidere. Quasi otto anni di terrore non si spiegano soltanto con l'incapacità della polizia e della procura di Bologna, impegnate in lotte intestine e trasversali”.
Nel dicembre 1995 presento un’articolata relazione alla Commissione.
Oggi, 30 anni dopo, il fratello di Mauro Mitilini, chiede di riaprire le indagini per chiarire i punti ancora oscuri della vicenda. Non si può che essere d’accordo.



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