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Notizie del 10/2021
Gladioposted: 24/10/2021 at 14:34:07
Il 24 ottobre 1990 il presidente del consiglio Giulio Andreotti dichiarò alla camera dei deputati l’esistenza di Gladio. Prima sconosciuta? Almeno alle pubbliche autorità?
Nell’autunno 1994 ero membro della commissione parlamentare contro le stragi e il terrorismo. Era a Palazzo San Macuto, una volta sede della crudele Inquisizione. La nostra aula però non torturava nessuno. Il presidente Giovanni Pellegrino si era affezionato a me: non mancavo mai! Anzi voleva che diventassi capogruppo per avere una sponda imparziale nel comitato di presidenza. Era d’accordo anche il vicepresidente Sergio Mattarella, con il quale subito era fiorito un roseto di affinità: bastava anche uno sguardo, un gesto per capirci a volo. Ma come accennai la questione a qualche collega, il capogruppo, sempre assente, cominciò a venire.
La seduta successiva si discuteva di Gladio.
Ma cos’è? La spada a doppio taglio dei legionari romani?
Ero riuscito a formare un gruppo di lavoro che mi aiutava: il compito era immane e il materiale enorme.
“Gladio era una organizzazione paramilitare creata dalla CIA, il servizio segreto statunitense, per opporsi, durante la guerra fredda, ad una eventuale invasione dell’Unione Sovietica o della Jugoslavia”.
“Sì, ma era inquadrata nella più ampia Stay-behind, che disponeva di gemelle di Gladio in molti Paesi d’Europa”.
“In Italia era attiva dal 1949 con il nome di Duca. Il termine Gladio nacque nel 1956 con un protocollo fra servizi segreti, che ne estese la sfera d’azione al contrasto dell’eversione interna e a moti di piazza del partito comunista italiano”.
“Allora era di destra?”.
“Effettivamente buona parte degli arruolati apparteneva alla destra, anche sovversiva”.
“Gladio deriva dalla spada romana?”.
“Non solo, il suo stemma richiama la simbologia fascista, appunto il gladio”.
“L’addestramento avveniva all’estero?”.
“Macché! In Sardegna, nel suo centro a Capo Marrangiu! Si insegnava la guerriglia, il sabotaggio, l’uso di esplosivi. Francesco Cossiga, l’ex presidente della Repubblica, forse uno dei fondatori, annoverò 1000, 1200 elementi”.
“Si può anche ammettere che nell’immediato dopoguerra il mondo occidentale temesse quello russo, ma poi andava abolita!”.
“Va inserita nella "strategia della tensione", che per decenni ha tentato di diffondere timori irragionevoli nella popolazione attraverso il terrorismo. Il fine era favorire una svolta autoritaria. Gladio era uno dei burattini, assieme a gruppi eversivi manipolati di destra e sinistra, a schegge di servizi segreti, di carabinieri, dell’esercito, alla Loggia P2, a Nato, CIA, pezzi di criminalità. I funzionari statali procuravano agli estremisti armi ed esplosivi, li coprivano nelle condotte delittuose, depistavano le indagini”.
“E il burattinaio che era?”.
“Non ci sono prove, ma qualcuno lo identifica in Andreotti nella Penisola e nella CIA sopra di lui!”.
“Secondo certi giornali la divulgazione di Gladio fu un attacco frontale da parte di Andreotti, presidente del consiglio, a Cossiga, presidente della Repubblica. La loro incompatibilità era nota, come la navigazione di entrambi nei fiumi sotterranei istituzionali e massonici, data per scontata da più d’uno studioso”.
“Cossiga sarebbe il capo di Gladio e Andreotti della P2?”.
“Però sono congetture, peccano i riscontri”.
“Andreotti è stato pure processato per mafia!”.
“Il panorama sanguina veleni!”.
Torniamo alla seduta sulla Gladio.
Il sole tradì un me giovanile senza cappotto, perché consentì al vento di gelarmi la testa pelata e di ondeggiare giacca e pantaloni. Ma ecco San Macuto!
Non fui tenero con gli apparati nazionali. Le domande si snodarono sollecite e risolute, per sapere i rapporti fra Gladio e il terrorismo nero e rosso; il suo ruolo nello stragismo fino a Capaci e via D’Amelio; nei tentativi di colpo di Stato, come il Piano Solo, il Golpe Borghese, il Golpe Bianco di Edgardo Sogno. Gladio era finanziata dalla CIA? inclusa la costruzione di Capo Marrangiu? Coordinava nuclei per informazione, propaganda, lotta clandestina? con unità pronte ad agire? con depositi di armi e munizioni disseminati in particolare al Nord? Volava sull’aereo Argo 16?
Gladio venne sciolta ufficialmente il 27 luglio 1990, ma i territori inesplorati, enigmatici, impenetrabili sono smisurati e rimane il timore che certe metodologie siano diffuse ancora oggi. Anche se va dato atto al governo di avere, nell’estate scorsa, eliminato il segreto di Stato per tutti i documenti relativi all’organizzazione paramilitare in esame.
Tuonò un periodo di sciami nebulosi di un’inquietudine tenebrosa come la Gladio, e turbini di rovesci indecifrabili. Poi in una mattina sincera, trasparente, raggiante, di una Roma a colori e un po’ brilla, mi telefonò un noto giornalista. Mi voleva parlare. Gli fissai un appuntamento nel mio ufficio. No, era solo di passaggio a Roma. Concordammo di vederci alla Stazione Termini alle 15.00 al binario 21. Ero perplesso, ma andai. Lo riconobbi da lontano. Il binario era semideserto. Accanto a lui passeggiavano due fusti in allerta. Indossavano entrambi un giubbotto ben imbottito. Essendo pratico di scorte, intuii subito che sotto c’erano mitra. Non esitai. Ci salutammo affabilmente e lui mi disse a bruciapelo che il vicecapo dei servizi segreti aveva bisogno di conferire con me. Su cosa? Vorrebbe ammorbidire la tua posizione sui “servizi” alla commissione “stragi”. Non è possibile, ma lo affronto. Gli consegnai un numero personale a cui chiamarmi.
Avevo notato più di una volta il giornalista accanto a Luciano Violante, vicepresidente della camera, a cui mi legava una familiarità franca ed onesta. Telefonai alla sua segretaria per avere udienza con urgenza. Mi ricevette appena arrivai a Montecitorio. Con le massime cariche era meglio prepararsi le domande per sbrigarsela in breve. “Quel” giornalista mi ha chiesto di incontrare il vicecapo dei servizi segreti. Lascialo perdere! Pensavo fosse corretto perché l’ho visto con te. No, è lui che mi corteggia: non ti fidare! Ci salutammo. Non ebbi più notizie, né del giornalista, né dell’uomo dei servizi.
Ma la settimana dopo un alto magistrato, amico carissimo, mi riferì che ad una cerimonia di livello uno dei vertici della massoneria lo interpellò: “È sempre amico di Del Gaudio? Dovrebbe calmarsi, non lascia in pace nessuno. Siamo intervenuti ai vertici del partito a lui più vicino, ma la risposta è stata ferma: è inavvicinabile!”. L’alto magistrato voleva solo mettermi in guardia e farmi sentire orgoglioso: è inavvicinabile!
Non potendomi bloccare, optarono per altre strade. In pochi mesi collezionai querele penali e citazioni civili per miliardi di lire. Mi difesero gratis avvocati su cui potevo contare. Vincemmo tutte le cause. Ma il disagio psicologico e logistico fu parecchio; e lo sarebbe stato anche quello economico se avessi dovuto pagare i legali.
Alcuni mi accusano di essere uno stupido idealista. La mia risposta è: meglio essere fessi e felici che cattivi e infelici. La mia vita, dal vicolo a Montecitorio, ne è la conferma!
In questa notte di foglie ingiallite ma vive del 2021, in cui la luna sembra il sole, disegna una striscia d’argento sul mare di casa mia e recita poesie minimaliste, posso garantire con gioia di essere ancora fesso e felice.
michi del gaudio



Falcone/Boccassiniposted: 13/10/2021 at 19:56:35
Nessuno tocchi Falcone
A Ilde Boccassini
Gent.ma Dott.ssa,
le dò del lei anche se siamo stati entrambi magistrati, perché non l’ho mai conosciuta.
Sono rimasto turbato nel leggere le anticipazioni del suo libro “La stanza numero 30”, Feltrinelli Editore, ed è maturato in me il desiderio di indirizzarle una lettera aperta per onorare la memoria di Giovanni Falcone, che per me è stato un fratello maggiore, assieme a Mario Almerighi, e mi ha insegnato in particolare l’etica del giudice: equilibrato, cordiale, umile, indipendente, coraggioso, lontano da polemiche e riflettori.
Ora ho ultimato il volume e l’inquietudine è cresciuta.
Lei descrive il suo “grande amore” per Giovanni, ma, mentre le anticipazioni hanno scatenato un battage su giornali, tv e social su un flirt effettivo fra Falcone e lei, in realtà dal suo Capitolo 4 emerge solo un rapporto fraterno, di affinità, intesa, tenerezza. Nulla di più! È lei stessa a precisarlo.
“Me ne innamorai… Non si trattò dei sentimenti classici… era altro e più profondo… ero innamorata della sua anima, della sua passione, della sua battaglia (pag. 41)... Il mio cuore era pieno di Giovanni (42)… Che cosa avrebbe riservato il destino… se non fosse morto così precocemente? (49)... mostrandogli una volta di più il mio affetto, la mia sincera amicizia, la stima profonda…” (53).
Anche se la narrazione, forse inconsapevolmente, espone la lettrice, il lettore, ad intravedere qualcosa di più.
“Tra i ricordi più belli… c’è il viaggio in Argentina… per l’interrogatorio di Gaetano Fidanzati… Era il giugno 1991… feci tutto il viaggio seduta accanto a Giovanni… Rimanemmo abbracciati per ore, direi tutta la notte, parlando, ascoltando Gianna Nannini… Che notte (46-47)… A Giovanni piacevano molto i miei riccioli. Quante volte mi ha detto che i miei occhi ‘erano bellissimi’ (44)… l’Addaura è un posto incantevole… mi propose – anzi mi impose – di fare un bagno… Vieni!… prima mi prese la mano, poi la lasciò e cominciammo a nuotare verso l’ignoto...” (43-44).
Perché trent’anni dopo lei racconta vicende recondite di cui nessuno ha mai riferito? di cui lei sarebbe l’unica testimone vivente?
Lei nuoce non solo a Falcone, ma ancor di più alla moglie Francesca Morvillo!
Né lui, né lei possono contraddirla: sono deceduti!
Se veramente Giovanni ha avuto un ruolo così influente come amico e maestro, lei dovrebbe smentire con nettezza l’esistenza di una un legame intimo, fisico o platonico, da lui ricambiato; e farlo anche nel testo, eliminando altresì le parti potenzialmente ambigue.
Se lo evitasse, potrebbe confermare l’accusa di protagonismo che molti le fanno.
Io non voglio crederlo, ma lei ha sempre calcato la scena con interventi verbali eclatanti e comportamenti sopra le righe, come lei stessa ammette nel tomo.
Nel 1981 subisce un procedimento disciplinare, anche se viene assolta (290 ss..).
Nel 1991 viene allontanata dal pool sulla criminalità organizzata (27-28), perché sarebbe individualista, colma di incontenibile soggettivismo, indisponibile al lavoro di gruppo.
Nel maggio del 1992 nell’assemblea dell’associazione nazionale magistrati in onore di Giovanni, lei lancia rimproveri pesantissimi e generici: “Voi avete fatto morire Giovanni Falcone. Con la vostra indifferenza. Con le vostre critiche. Voi diffidavate di lui. E adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali…” (57-58).
Subito dopo corre a Caltanissetta, competente per territorio a giudicare, per smascherare gli stragisti, lasciando i suoi figli a Milano a patire la sua lontananza, come lei riconosce (63); trascurando il prevalente orientamento degli studiosi, secondo i quali, a bambine, bambini, adolescenti occorre non solo la qualità del tempo in compagnia dei genitori, ma anche la sua quantità.
Nel 2001 è alla serata d’apertura del festival del cinema di Venezia, ove si intrattiene con Nanni Moretti; annota: “… mi sono sentita un po’ una star…”. Nel 2006 va alla prima del film del regista "Il caimano", nomignolo spregiativo che rappresenta Silvio Berlusconi, per anni suo imputato. Francesco Battistini il 27 marzo sul Corriere della sera così la apostrofa: “L’altro giorno, anche Ilda Boccassini è andata a vedere l’opera di Moretti. Platealmente in platea. S’è rivista sul set, recitata da Anna Bonaiuto. S’è emozionata… ma che ci azzeccava in sala Ilda la Rossa, spettatrice esigente d’un film su Berlusconi…?”.
Dal 2010 istruisce il cosiddetto processo Ruby. Durante il dibattimento, nelle sue funzioni di pubblica ministera, pronuncia frasi ad effetto che nulla hanno che vedere con il diritto sostanziale e processuale penale: “una colossale balla“ la parentela con Mubarak; "furba di quella furbizia orientale propria della sua origine"; “C'è un apparato militare che si scatena per proteggere" (Ruby). Ed anche il suo libro contiene affermazioni verso incriminati e parlamentari berlusconiani inopportune per una magistrata. Cito ad esempio “quella intollerabile sfida dai connotati sovversivi” (309). E a pagina 259 lei sentenzia: “più che di processi si era trattato di una contesa”. Contesa? E dov’è la cultura della giurisdizione, così cara a Giovanni? Lei stessa confessa di aver ricevuto critiche impietose anche dagli amici, dai colleghi (59-60). Quando andò a Caltanissetta le mancò anche il sostegno della famiglia (61). Non ha mai pensato che le sue scelte fossero errate? Non si è mai chiesta se fossero troppo appariscenti? Se l’esteriorità avesse contribuito alle sue decisioni?
Gent.ma Dott.ssa, sono un buon pm? La mia requisitoria purtroppo conduce ad un suo possibile narcisismo: potrebbe essere la motivazione più probabile della cronaca del suo amore non ricambiato da Giovanni se non con una intensa amicizia. È quello che si desume dai suoi brani prima citati.
Proprio questi ultimi però creano gossip, satira, caricature, sfiducia…
Maria Falcone, la sorella di Giovanni, è stata costretta a ribellarsi sul quotidiano La Sicilia dell’11/10/2021: “Quel che allarma innanzitutto è che sembra si sia smarrito ormai qualunque senso del pudore e del rispetto prima di tutto dei propri sentimenti… poi della vita e della sfera intima di persone che, purtroppo, non ci sono più, non possono più esprimersi su episodi veri o presunti che siano e che - ne sono certa - avrebbero vissuto questa violazione del privato come un’offesa profonda. In nome della libertà di espressione del pensiero non si può calpestare la memoria di chi non c’è più e la sensibilità di chi è rimasto e ogni giorno deve confrontarsi con un dolore che non può passare”.
Lei scrive: “Ma quanto ho disprezzato… gli omuncoli che hanno mentito raccontando… fatti mai accaduti… certi di non essere smentiti da un morto…” (49). Con il libro lei rischia di rientrare nella categoria che disprezza.
Nel procedimento disciplinare del 1981 lei si difende sostenendo che le contestazioni mossele attengono esclusivamente alla sfera della sua vita privata, coperta, come tale, da un diritto di assoluta riservatezza. Lei viene assolta proprio in nome della tutela della riservatezza. Perché viola quella di Giovanni? Dopo trent’anni? Quando non può difendersi?
Lo difenda lei, negando ogni relazione clandestina!
michele del gaudio

Rosario Livatino posted: 3/10/2021 at 12:34:30
magistrato vittima innocente
oggi compirebbe 69 anni.
“Il giudice ragazzino” di Nando dalla Chiesa, Einaudi, 1992:
“Questo libro racconta la storia di uno degli uomini liberi che non si sono piegati allo strapotere delle bande illegali… (pagg. IX-X) minuto, dai capelli neri con la riga di lato e con il volto da adolescente… (pag. 6) fiduciose erano le sue speranze di riuscire a fare qualcosa di utile per il proprio paese… Non era davvero solo Rosario Livatino a coltivare quelle speranze… A più di mille chilometri di distanza un suo coetaneo, un ragazzo con barba e accento napoletano, vestito normalmente in jeans e camicia, si cullava anch'egli nella realistica speranza di fare qualcosa di utile per il suo paese. Anche lui faceva il giudice, e lo faceva a Savona, dove era stato mandato per il primo incarico. Si chiamava Michele Del Gaudio. Stretto tra il desiderio di fare bene il suo lavoro e l'angoscia che gli veniva dai comportamenti delle istituzioni (pagg. 11-12)”.
Rosario Livatino nasce il 3 ottobre 1952. Viene ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990.



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